09 aprile 2006

In Irpinia l’Unione presenta il suo vero volto

Votare in Alta Irpinia offre la possibilità che non ti aspetti, quella di guardare in faccia lo scontro in atto, i suoi protagonisti principali. Il cavaliere, l’uomo della tv commerciale cresciuta all’ombra del Garofano di Craxi. Il democristiano, il professore del tressette della Magna Grecia, cresciuto all’ombra del sisma del 1980 con i vari Tanzi, Scalfari e Prodi.
Più di Romano Prodi infatti è Ciriaco De Mita il burattinaio dell’Unione, è lui che, dopo dieci anni da demiurgo, ritornerà a Montecitorio per tessere in prima persona nuove trame e nuove clientele. I legami col professore sono poi notissimi. Prodi ascese all’Iri proprio per volontà dell’allora segretario dc, che frequentava Nusco dai tempi della Cattolica quando divideva la stanza col fratello di Ciriaco. Quali mosse prepara adesso il professore irpino? Forse la rottura con i ds e l’assalto al centro del Polo, certo non tornerà a Roma per adattarsi a un ruolo di secondo piano. La sua rete di potere nel feudo avellinese del resto peserà come al solito notevolmente sul bottino di voti della Margherita e quindi sulla sua linea politica. De Mita in fondo è da tempo sempre più presente accanto a Francesco Rutelli. La trasformazione dell’ex sindaco di Roma da radical chic di sinistra a basista democristiano mostra chiaramente la sua impronta. La stessa irrequietezza dell’ala rutelliana della Margherita è stata certamente ispirata da De Mita che non ha dimenticato la sufficienza con cui il professore lo mise da parte nel 1996. Pur non essendovi più la simpatia di un tempo non vi è dubbio tuttavia che, in caso di vittoria dell’Unione, l’influenza del potente esponente democristiano su Prodi sarà enorme. Noi ci prepariamo.

08 aprile 2006

Il doppiopesismo della sinistra sui brogli elettorali

I timori manifestati ieri da Silvio Berlusconi, in merito al rischio brogli nella prossima tornata elettorale, sono stati puntualmente derisi dal centrosinistra come l’ennesima riprova dell’inaffidabilità del presidente del Consiglio. Romano Prodi li ha esclusi spiegando che il governo controllerebbe ogni cosa e quindi non ha nulla da temere. Piero Fassino dal canto suo ha sentenziato che in un paese democratico come l’Italia i brogli “non ci sono mai stati”. Ma il problema può essere veramente liquidato in maniera così semplice?
I meccanismi di voto in realtà vengono garantiti proprio da un largo coinvolgimento popolare sulle operazioni di spoglio che sono pertanto coordinate e non controllate dal governo come ha invece affermato Prodi che ha evidentemente come modello democratico di riferimento la Bielorussia. Chiarito questo, che la sinistra vanti un esercito di militanti su tutto il territorio che il Polo non ha, resta una verità incontrovertibile. Chiunque abbia preso parte almeno una volta alla operazioni di spoglio ricorderà senza dubbio la saccenza e l’invadenza con cui i rappresentanti di lista della sinistra assediano gli scrutatori pronti a chiosare ogni più semplice decisione pur di portare acqua al proprio mulino. Ciò che ha detto Silvio Berlusconi ancora una volta è quindi la classica verità sotto gli occhi di tutti che però nessuno osa ammettere. Il rischio brogli del resto, come insegna la campagna Bush ws Gore, è in genere tanto più grande quanto più lo scarto tra le due coalizioni si preannuncia esiguo. Ma c’è di più. Al segretario della Quercia, che trova scandaloso parlare di brogli in Italia, bisognerebbe chiedere come mai dall’opposizione negli ultimi mesi sono piovute sull’esecutivo una serie di sospetti sulle possibili manomissioni del voto favorite dal ricorso allo scrutinio elettronico? L’accusa è reiterata anche sull’Espresso di questa settimana da Beppe Grillo l’ultimo vate reclutato dall’intellighenzia di sinistra. Eppure il ministro per l’Innovazione, Lucio Stanca, ha più volte ricordato come il ruolo dell’informatica nelle prossime elezioni sarà semplicemente sperimentale e come nel caso di discordanza con lo scrutinio cartaceo, quest’ultimo conteggio prevarrà senza dubbio su quello elettronico. In effetti basterebbe dare un’occhiata al decreto del 3 gennaio 2006 che disciplina appunto la sperimentazione informatica per le elezioni politiche. In un unico semplice articolo il provvedimento precisa esplicitamente che “a conclusione delle operazioni di spoglio delle schede, il presidente dell'ufficio elettorale di sezione attesta la conformità degli esiti della rilevazione informatizzata dello scrutinio rispetto a quelli risultanti dall'annotazione sulle tabelle di scrutinio cartacee. In caso di discordanza tra i risultati, il presidente, senza procedere ad ulteriori verifiche, provvede agli adempimenti previsti dalla legge, tenendo conto dei risultati riportati sulle tabelle di scrutinio cartacee”. Dov’è l’equivoco? La vicenda dimostra ancora una volta la ricerca esasperata della polemica vuota da parte del centrosinistra. Eppure chi promette la serietà al governo dovrebbe imparare ad esercitare questa virtù anche dagli scranni dell’opposizione. Ma del resto si sa il professore se non ha poltrone è abituato a migrare.

Su Ragionpolitica del 7 aprile

07 aprile 2006

Quello che la stampa estera scrive (ma che nessuno riprende)

A tutti coloro che considerano la stampa internazionale come ILVERBO consiglio la lettura di questo interessante post di Watergate che raccoglie tutte le critiche piovute sul professore dall’estero durante il suo incarico a Bruxelles. Io mi limito a riprendere l’estratto di Liberation:

According to Jean Quatremer, the veteran correspondent of Libération in Brussels, the world’s press agrees that Romano Prodi is the worst President of the European Commission ever. The Eurostat affair, which has destroyed any pretence that the reputation of the Prodi Commission has cleaned up the act of its predecessor, comes after a long period in which the President himself has seen his own authority ebb away remorselessly. At last October’s economic summit, he literally said nothing, even though the economy is supposed to be the Commission’s patch. The only country which is not aware of Prodi’s terrible reputation, says Quatremer, is Italy. This is because the majority of the press is hostile to the Berlusconi government, and sees in Romano Prodi the man who has the greatest chances of beating him (Trad. dal fancese, Liberation 27 settembre 2003, vedi sopra, con aggiunta dell’European Foundation).

(Estratto dal blog di Watergate)

06 aprile 2006