19 giugno 2006

Poliziotti proletari e comunisti borghesi

Così Vittorio Sgarbi recensisce oggi il Libro del prefetto Achille Serra.

Il povero poliziotto Antonio Annarumma, ucciso a 22 anni con un palo di ferro conficcato nella tempia in uno scontro con gli studenti nell’autunno caldo del 1969. Annarumma era un ragazzo, un ragazzo povero, tutto meno che uno strumento del potere. Serra racconta del padre che arriva da Monteforte Irpino per vedere il figlio morto: «Di fronte alla salma del suo unico figlio maschio, quell’uomo, un contadino che aveva sempre lavorato la terra dei padroni, che in una vita di stenti aveva in Antonio l’unico aiuto per tirare avanti (ogni mese delle 65mila lire che guadagnava, il ragazzo ne spediva al suo paese 40mila), si buttò in ginocchio, non riusciva neanche a piangere. Riusciva solo a chiedere, a gridare: “Perché?”». Davanti a questa immagine di verità, Serra si indigna contro la stampa tendenziosa: «Nella ricostruzione della scena della morte di Antonio Annarumma si scrisse che, forse, l’agente era stato vittima della sua stessa incapacità: mentre cercava di sfuggire alla morsa della folla, in Via Larga, sarebbe andato a sbattere contro qualcosa e avrebbe picchiato la testa». Serra non trova migliore sostegno alla sua interpretazione di quei momenti terribili dei versi di Pierpaolo Pasolini che ribaltano il rapporto tra studenti e poliziotti:

«Adesso i giornalisti di tutto il mondo Compresi quelli delle televisioni) vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggiodell’università) il culo.
Io no, amici. Avete facce di figli di papà....
Avete lo stesso occhio cattivo.Siete paurosi, incerti, disperati(benissimo) ma sapete anche come esserePrepotenti, ricattatori e sicuri:prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botteCoi poliziotti,io ho simpatizzato coi poliziotti!Perché i poliziotti sono figli di poveri.Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di essere stati bambini e ragazzi,le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,a causa della miseria che non dà autorità....Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care....
I ragazzi poliziottiChe voi per sacro teppismo Di figli di papà, avete bastonato, appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammentoDi lotta di classe: e voi, amici (benché dalla partedella ragione) eravate i ricchi,mentre i poliziotti (erano della partedel torto) erano i poveri».

Corriere scandaloso ...e la chiamano informazione

Che democrazia è quella di un Paese in cui il maggiore quotidiano alla vigilia di un referendum su modifiche fondamentali della carta costituzionale apre con 10 pagine su un’inchiesta hard che coinvolge il rampollo di una ex-casa regnante? Per un attimo quando oggi ho sfogliato il Corriere ho avuto davvero la sensazione di aver preso per sbaglio una nuova versione quotidiana di Novella 2000. Per trovare qualche notizia sulla campagna referendaria sono arrivato a pag. 11! Ovviamente la pagina apre a tutto spiano su un vecchio arnese della prima repubblica che con un sorriso a 36 denti finti ci rassicura sulla ovvia necessità di bocciare la riforma costituzionale. Per il resto? Appena degna di nota è, per Paolone Mieli, la manovrina economica che sogna il nostro ministro dell’Economia e che il presidente del Consiglio bisbiglia potrebbe ammontare a 45 miliardi di euro. Una cosuccia da nulla che sicuramente non merita più di un articoletto a pagina 16!!! Ma allora mi chiedo: una democrazia con una stampa così mediocre e partigiana che democrazia è? Come possono i cittadini-elettori farsi un’idea sulle scelte che contano? Abbiamo un primo ministro che rifiuta di assumere qualsiasi posizione precisa sulle scelte che verranno, un governo che tentenna su tutto (tagli fiscali; politica sanitaria; politica estera; bioetica; mercato del lavoro) e il Corriere c’infarcisce la testa con delle emerite cazzate. Ma il nostro è un Paese che vive di soloni intoccabili. Ma davvero possiamo essere così coglioni da credere che sia tutto un caso? Può essere davvero tutto un caso? Che un magistrato con un nome da rockstar detti l’agenda dell’informazione prendendo di mira le marachelle di un principe simpatizzante del centrodestra? Dietrologia? No analisi, pura e semplice.

15 giugno 2006

Scherzi dell'etimologia

Dal dizionario etimologico:
càzzo contratto per cap[éz]zo (= Capezzolo), dal lat. capitìum formato su caput capo: quasi dica piccolo capo nel senso di manico, a cui rassomglia l'arnese di cui parlasi.

12 giugno 2006

Perché la Cdl non può ancora prescindere da Berlusconi

Questo post nasce come commento a quanto scrive oggi ilMegafono sul futuro del centrodestra e sul ruolo di Silvio Berlusconi. L’idea di fondo del suo interessante post è che per il bene della coalizione SB dovrebbe uscire di scena. Solo questa scelta, secondo ilMegafono, consentirebbe al centrodestra di maturare. Ma è veramente così? La Cdl sta sbagliando moltissimo in questi mesi ma il centrodestra in realtà non può ancora prescindere dal suo leader e non potrà mai prescindere dal berlusconismo. Il 3 maggio scorso scrissi un post intitolato “Silvio lascia ma il berlusconismo è più forte di prima” col quale invitavo a prendere atto della chiusura di un’era e della necessità di individuare un nuovo leader. Nella sostanza quindi mi sento di condividere il discorso del Megafono ma per amore di confronto vorrei sottolineare alcuni aspetti che invece mi convincono di meno.

  1. Non credo che SB si ostini a restare il leader della Cdl. L’uomo, come tutti i grandi, certamente non manca di orgoglio e aspirazione ma penso che abbia chiara l’esigenza di farsi da parte. Penso addirittura che abbia già un nome in mente, Franco Frattini. Tuttavia in questo momento a guidare la transizione non può che essere lui. La performance della Cdl alle ultime politiche è dovuta in gran parte al suo ruolo nel bene e nel male e se in questo momento dovesse sparire improvvisamente la coalizione si sfalderebbe. È invece importante che si capitalizzi subito il prezioso consolidarsi di un centrodestra unito nell’elettorato e questo processo non può che guidarlo SB. Non perché il Cavaliere sia il migliore, non perché sia il padre padrone e neppure perché ha creato il centrodestra ma semplicemente perché è l’unico in grado di far dialogare in modo costruttivo i partiti della Cdl. È l’unico che può permettersi di bacchettare Bossi per l’uscita sulla missione in Iraq. È l’unico che può battere i pugni sul tavolo e che può imporre un voto quasi completamente compatto in Parlamento (vedi l’elezione di Napolitano). È l’unico che può dire ad un alleato: ok non sei d’accordo con me però nell’interesse della coalizione per piacere ti adegui (vedi referendum).
  2. L’uscita di SB non significherà, al di là di quello che possiamo desiderare, la fine del berlusconismo, anzi. Quando il Cavaliere uscirà di scena il berlusconismo, inteso come idea politica, sarà certamente più forte di prima. Sciolto dalle problematiche legate al contingente (conflitti d’interesse e processi) resterà tutta la spinta innovativa che il suo ingresso ha impresso alla nostra politica. Il futuro del liberalismo italiano sarà inevitabilmente legato quest’uomo e se il berlusconismo resterà negli obiettivi fondamentali io sarò certo che il centrodestra di domani sarà anche il mio centrodestra.
  3. È sbagliato adattarsi sui giudizi dettati dalla vulgata mediatica. Rassegnarsi a riconoscere SB “unfit” significa rassegnarsi ad accettare che la nostra democrazia sia pesantemente influenzata da certi ambienti sopranazionali. Anche io ho vissuto all’estero la difficoltà di spiegare come l’Italia potesse avere un presidente del Consiglio che veniva dipinto come un trafficante di droga. Ma perché dobbiamo rassegnarci a questa mostruosità? Perché dovremmo lasciarci dettare dalla stampa estera i nostri orientamenti politici? Io dico a SB di aiutarci a gettare le basi di questo centrodestra, partito unico o confederato che sia, e di farsi da parte perché ritengo in dirittura d’arrivo il suo contributo politico. Ma non mi si dica che devo RINUNCIARE al miglior politico dell’Italia repubblicana perché c’è qualche direttore di stampa inglese con la puzza sotto il naso, altrimenti lo sosterrò fino a quando l’ultima cellula del suo corpo non sarà andata in decomposizione!