Sostengo fermamente una lotta al terrorismo serrata, senza tregua ma mi chiedo: è così inaudito che qualcuno chieda conto del modus operandi? Questo post sarà ancora uno di quelli che su TV susciterà lo sdegno di molti che oggi si affrettano a riconoscere alla CIA carta bianca nello scontro con i terroristi islamici eppure la capacità di autocritica è nel dna della nostra civiltà e non dovrebbe sorprenderci né spaventarci. È giusto allora che qualcuno chieda spiegazione di alcune modalità di lotta preventive che non appartengono alla nostra storia? Io credo di sì e non vedo perché una semplice richiesta d’informazioni debba essere interpretata come un intento accusatorio. Lo stesso primo ministro inglese, strenuo alleato degli Usa, ha ribadito oggi che in nessun caso si può accettare il ricorso alla tortura e che Guantanamo “è un’anomalia che deve finire”. Io mi sento orgogliosamente europeo quando le istituzioni dei paesi dell’Ue invitano la Casa Bianca a rispettare le convenzioni internazionali e a cessare metodi primitivi di imprigionamento. Considerare prioritario il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo non significa rinunciare ad una politica realistica anzi. Dalla capacità di affrontare con determinazione casi come Abu Ghraib e Guantanamo dipende il valore del nostro credito nei paesi islamici. Io sono pronto a qualsiasi tipo di verità emerga da queste vicenda ma l’Occidente deve dimostrare di credere nei propri ideali senza accettare deroghe. Non ci si può arrogare una visione realistica dello scenario mondiale immaginando una lotta che non abbia alcun rispetto per la dignità umana, non possiamo accettare che per perseguire i terroristi rinunciamo a garantire il diritto ad un giusto processo. Essere fedeli alleati, come lo stesso Berlusconi ha detto più volte, non significa essere subalterni alle scelte di un altro stato, fosse solo perché queste scelte c’interessano direttamente.
07 dicembre 2005
28 novembre 2005
“Pubblicità regime”: via al fondo High Tech per le PMI del Sud
Alla faccia di chi rosica quando i blogger suppliscono al vuoto mediatico sulle azioni concrete della politica, oggi scrivo del nuovo strumento lanciato dal governo per favorire l’innovazione nelle PMI del Mezzogiorno. La settimana scorsa è stato pubblicato in Gazzetta il decreto interministeriale che punta a promuovere la partecipazione del capitale di rischio nelle Pmi che utilizzano tecnologie digitali per l'innovazione di prodotto e di processo. L’iniziativa rientra nelle misure previste dalla Finanziaria per il 2005, approvata quindi un anno fa circa, e dimostra ancora una volta come l’attività di un governo vada valutata nei tempi giusti. Ma vediamo le novità di questo nuovo sistema di finanziamento.
In primo luogo le imprese che accederanno al Fondo avranno ben dieci anni per restituire il prestito, un tempo quindi sufficientemente ampio per raccogliere i frutti delle nuove tecnologie introdotte. I fondi sottoscritti saranno gestiti da SGR (società gestione risparmio) con una partecipazione dello Stato che varierà dal 50% per i fondi specializzati al 33% per quelli generalisti. Il supporto statale ridurrà al minimo il rischio degli investitori privati cui tuttavia in caso di successo del progetto saranno lasciati i maggiori profitti. Infine sul modello israeliano i costi dell'istruttoria, che spesso rappresentano un freno al venture capital, saranno a carico del fondo stesso.
In primo luogo le imprese che accederanno al Fondo avranno ben dieci anni per restituire il prestito, un tempo quindi sufficientemente ampio per raccogliere i frutti delle nuove tecnologie introdotte. I fondi sottoscritti saranno gestiti da SGR (società gestione risparmio) con una partecipazione dello Stato che varierà dal 50% per i fondi specializzati al 33% per quelli generalisti. Il supporto statale ridurrà al minimo il rischio degli investitori privati cui tuttavia in caso di successo del progetto saranno lasciati i maggiori profitti. Infine sul modello israeliano i costi dell'istruttoria, che spesso rappresentano un freno al venture capital, saranno a carico del fondo stesso.
24 novembre 2005
THANKSGIVING CHE?
Sarò probabilmente oggetto degli strali da parte dei tanti TVillers che stravedono per questa celebrazione ma perdonatemi se vi dico che questo TGiving day proprio non mi appassiona!
Scusatemi :-)
Scusatemi :-)
TFR: ennesimo gol del Governo, se ne parlerà?
E arrivò la riforma del TFR. Alla faccia di chi gufava anche quest’altra grande riforma è andata in porto introducendo nel nostro sistema pensionistico la previdenza complementare che consentirà una migliore efficienza di tutto il sistema di tutela dei lavoratori. La riforma entrerà in vigore dal 2008 anziché dal 2006, ciò da un lato scredita ogni accusa propagandistica – la maggioranza non potrà infatti raccoglierne con certezza i frutti di questa dura battaglia – dall’altro però sussiste il rischio che la nuova normativa non trovi un governo capace di renderla effettiva. La riforma del TFR è stata comunque la classica patata bollente che la Cdl responsabilmente ha affrontato. Divertente il siparietto fotografato dall’inviato dell’Apcom che qui riporto integralmente:
Un Giulio Tremonti particolarmente soddisfatto per l'approvazione della riforma del Tfr si trasforma in giornalista e rivolto a una cronista del Tg3 le chiede: "Posso farle io una domanda? Se lo aspettava?". Passa qualche secondo di sorpresa e la giornalista della tv pubblica ribatte pronta: "Si, era una delle ipotesi che avevo pensato, ma mi sembra importante anche il suo ruolo di mediatore". Il ministro dell'Economia non molla la presa e continua: "Ma mi dica è meglio averla nel 2008 (la riforma, ndr) o non averla per niente?". Nuova risposta della giornalista che replica: "Si, non c'è dubbio, l'importante è averla...". Quindi l'affondo del titolare di via XX Settembre: "Quindi lei lo dice in tv?". Risposta finale tra le risate: "Si che lo dico, io non riporto i miei pareri, riporterò il suo...".
È esattamente quello che cerco di predicare con questo blog: POLO PARLA!
Un Giulio Tremonti particolarmente soddisfatto per l'approvazione della riforma del Tfr si trasforma in giornalista e rivolto a una cronista del Tg3 le chiede: "Posso farle io una domanda? Se lo aspettava?". Passa qualche secondo di sorpresa e la giornalista della tv pubblica ribatte pronta: "Si, era una delle ipotesi che avevo pensato, ma mi sembra importante anche il suo ruolo di mediatore". Il ministro dell'Economia non molla la presa e continua: "Ma mi dica è meglio averla nel 2008 (la riforma, ndr) o non averla per niente?". Nuova risposta della giornalista che replica: "Si, non c'è dubbio, l'importante è averla...". Quindi l'affondo del titolare di via XX Settembre: "Quindi lei lo dice in tv?". Risposta finale tra le risate: "Si che lo dico, io non riporto i miei pareri, riporterò il suo...".
È esattamente quello che cerco di predicare con questo blog: POLO PARLA!
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