08 giugno 2006

Arriva De Gregorio e la maggioranza vacilla

Mercoledì in Senato è andato in scena il primo atto di quella commedia che il centrosinistra si prepara ad offrirci per i prossimi mesi. Alla presidenza della commissione Difesa di Palazzo Madama l’Unione pur avendo lo stesso numero di componenti della Cdl, 12 a 12, sfruttando la regola dell’anzianità puntava sulla nomina della senatrice di Rifondazione Lidia Menapace, 82 primavere di pacifismo mistico e sfrenato sulle spalle. A spuntarla invece come si sa è stato il senatore dell’Italia dei Valori, Sergio De Gregorio che a sorpresa ha avuto il sostegno della Cdl raccogliendo così 13 voti contro gli 11 a favore della Menapace. Il risultato a sorpresa, è bene dirlo subito, è stato innanzitutto frutto dell’ingenuo antimilitarismo della Menapace che fino a mercoledì mattina si è lanciata in tutta una serie di dichiarazioni contro la Nato e le basi in Italia, contro Israele, contro il ricorso alla guerra per qualsiasi ragione, contro finanche le frecce tricolori. Se quindi De Gregorio è stato un abile manovratore di palazzo, è altrettanto vero che la sua argomentazione appare impeccabile: la Menapace era palesemente inadatta a quell’incarico. Ed infatti, al di là delle disapprovazioni d’ufficio provenienti dall’Unione, più che altro in ossequio al presidente della Camera, sono molti nella stessa maggioranza quelli che hanno tirato un sospiro di sollievo alla notizia della combine De Gregorio-Cdl. Lo stesso Riformista ieri in prima pagina esprimeva soddisfazione per la mancata designazione della senatrice di Rifondazione considerata pericolosamente distante dall’approccio più cauto di Massimo D’Alema e Arturo Parisi. Insomma l’episodio di mercoledì non sembra essere dovuto esattamente ad una scheggia impazzita. Certo De Gregorio è un border line - non sono lontani i suoi trascorsi in Forza Italia – ma quanto accaduto è soprattutto figlio di quella divisione profonda che attraversa l’attuale maggioranza su un tema fondamentale come la politica estera. L’asse governativo che va dalla segreteria diessina, Fassino-D’Alema a quella centrista Prodi-Rutelli sa che la sinistra radicale va’ tenuta lontana da certe scelte anche a costo di dare qualche soddisfazione al centrodestra. Ma sarà sempre così facile?
Intanto sul disobbediente De Gregorio sono piovute ieri tutte le accuse più infamanti. Sull’onda del più bieco moralismo il senatore napoletano è oggi additato come un trasformista della politica con frequentazioni poco rassicuranti, da Craxi a Tremaglia, fino a Forza Italia e poi alla Dc di Rotondi. È sempre la solita sinistra, quella che se sbagli non esisti più o più facilmente diventi un nemico da abbattere tirando fuori tutte le vecchie storie che possono infangarti. Il solito doppiopesismo che chiude gli occhi davanti al passato di sangue di Sergio D’Elia e che invece non perde tempo a sputtanare chi sgarra sulla disciplina di coalizione. Da De Gregorio oggi qualcuno a sinistra pretende addirittura le dimissioni perché la libertà del parlamentare è sacra solo quando è funzionale alla causa del partito. Eppure il senatore ribelle è ancora nel centrosinistra e non certo per timore di questi sussulti giacobini. Se davvero dovesse compiere il salto le dimissioni infatti potrebbe essere costretto a darle qualcun altro, visto che il risicato margine della maggioranza al Senato, al netto di senatori a vita e presidente, è appeso a un solo voto. E chi grida all’immoralità il giorno del referendum ricordi che, la riforma costituzionale tanto vituperata, introduce il mandato imperativo per blindare la maggioranza uscita dalle urne anche dai De Gregorio.

30 maggio 2006

Oriana Fallaci: quando la vecchiaia dà alla testa

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i fallaci-fan delle ultime esternazioni della profeta d’oltreoceano. Non mi si dica che sono solo provocazioni. Il livore estremo non è mai un buon viatico per analisi serie. Se la Fallaci si vergogna dell’Italia io, non da ora, mi vergogno di essere suo compatriota!

Nasce partito pedofilo olandese sotto la bandiera della libertà

Gli approdi assurdi del libertarismo olandese non finiscono di stupire.
Domani ad Amsterdam nasce la NVD (Carità, Libertà e Diversità) il primo partito pedofilo, obiettivo depenalizzare le pornografia infantile e i rapporti fra adulti e bambini con più di dodici anni. Ma nel lungo periodo il traguardo sarà l’abbattimento di ogni restrizione d’età. Secondo uno dei fondatori Ad van den Berg "Educare i bambini significa anche abituarli al sesso. Proibire rende i bambini ancora più curiosi". Ma il vademecum di questi trogloditi non finisce qui. Nella loro società ideale la televisione dovrebbe trasmettere liberamente anche di giorno film porno e dovrebbe essere riconosciuta piena libertà di girare nudi in ogni luogo. Ovviamente massima legalizzazione di tutti i tipi di droghe il tutto al grido di "Daremo una svegliata all'Aja!". Ma questa è vera libertà? La disputa ovviamente non esiste ma non è un caso che proprio in Olanda si arrivi sempre con maggiore facilità a confondere l’abolizione dei divieti con l’accrescimento delle libertà individuali. Non è forse lo stesso dovere dello Stato alla tutela dei deboli la migliore garanzia della loro libertà?

La Cdl perde e se la prende con gli elettori

Il risultato insoddisfacente per il centrodestra in questa tornata elettorale era stato facilmente preannunciato. Non si trattava di fare la parte dei menagramo. L’insuccesso era nell’aria come era nell’aria il testa a testa già diverse settimane prima del voto per le politiche. Quello che accaduto infatti altro non è stata che la matematica conseguenza di una strategia di comunicazione da parte del centrodestra confusa e disorganizzata. Già l’ho scritto più volte. Anziché correre da una città all’altra Silvio Berlusconi & Co. avrebbero dovuto dare maggior risalto alla compattezza della coalizione in parlamento con la creazione immediata di un piano di opposizione preciso ed invece…Invece nulla. Spiace dirlo ma si è continuato a strepitare per un voto sul quale obiettivamente peseranno a lungo le ombre di irregolarità ma che tuttavia non può costituire l’unica arma, soprattutto se si vuole fare di quest’opposizione un progetto solido per domani. La sconfitta, perché tale è, non può essere nascosta dietro la consolazione della conferma in Sicilia. A Torino Rocco Bottiglione è stato letteralmente stracciato da Sergio Chiamparino semplicemente perché la sua candidatura è apparsa artificiosa e tardiva. La conquista dei grandi comuni, pur restando sempre ardua per il centrodestra, si costruisce a partire da un’opposizione seria costante che crei sul territorio dei riferimenti ben precisi. Così non è stato oltre che a Torino, a Napoli e a Roma. Quello che ha vinto non è stata la capacità dei sindaci di centrosinistra ma la loro fama facilmente alimentata grazie al vuoto dell’opposizione. Se Rosa Russo Jervolino riesce ad essere confermata dai napoletani nonostante il caos imperante nella città partenopea è perché quei cittadini - ahimè! – si sono rassegnati ormai ad quel caos e finiscono per votare il personaggio che ha pur sempre un rilievo nazionale maggiore rispetto ad un onestissimo questore che improvvisamente è apparso sulla scena cittadina paventando repulisti di ogni sorta. E chi si aspetta che io oggi vada in giro tronfio con la stelletta di Totò Cuffaro sul petto si sbaglia di grosso!