12 settembre 2005

Si può criticare Bush su TocqueVille?

Perché criticare la politica estera degli Usa significa marciare contro questo grande Paese e fregarsene dell’11 settembre? Dopo il momento sacrosanto del ricordo mi sento di gettare quest’interrogativo nell’arena di ToqueVille non per contestare ma per comprendere meglio. Non sono un’analista impeccabile della politica internazionale ma mi sforzo di essere un osservatore obiettivo che valuta gli eventi formulando di volta in volta dei giudizi personali sulla base di quello che vede, ascolta, legge e cerca di capire. Della intellighenzia di sinistra non ho mai sopportato l’abitudine ai giudizi sommari, alle critiche prevenute, ai dogmi intoccabili e mi piacerebbe che da questa incapacità di confronto non fosse affetta questa community liberale. Mi piacerebbe che la Città dei Liberi fosse aperta ad un confronto anche duro su questi temi ma rispettoso della buona fede di posizioni differenti. Lasciando perdere gli antiamericani ante litteram esiste un universo di posizioni sensibili alle aspirazioni alla pace degli israeliani come a quelle all’autogoverno dei palestinesi. In Francia lo stesso ministro dell’interno, Sarkosky – di certo non tenero nei confronti del terrorismo – ha fatto presente la necessità di confrontarsi anche con l’Islam integralista. Insomma un Paese non si riassume in una politica estera ben precisa. Perché se critico Bush ho la necessità di sottolineare di non essere  antiamericano? Non ci sono forse statunitensi che amano molto più di noi il loro Paese che hanno una legittima idea diversa di come bisognerebbe affrontare la questione orientale? Possiamo dire che anche loro se ne freghino dell’11 settembre? Credo di no.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Io penso questo: si può legittimamente criticare qualsivoglia Amministrazione. Quindi anche quella Bush. Senza, per questo, passare automaticamente per anti-americano.
Sottolinerei un altro punto, però, che mi sembra altrettanto importante: si può legittimamente criticare qualsivoglia Amministrazione, "nel merito" delle idee e delle azioni politiche di quest'ultima. In America come in Italia come in Bangladesh. Sin qui, io credo, qualsiasi critica è legittima ed utile (sebbene non necessariamente sufficiente a far cambiare idea).
L'anti-americano, come l'anti-israeliano (sull'anti-semita non mi esprimo nemmeno), è colui che critica ma illegittimamente, seppur lecitamente (ci mancherebbe!), perchè non ragiona ed argomenta "sul merito" ma "pregiudizialmente".
Il confine teorico tra le due cose è netto, ma nella realtà, come spesso avviene, può risultare di difficile definizione.

Anonimo ha detto...

Ciao!
Dico subito che non ho nessun titolo per dare una risposta certa al titolo del tuo post ma però vorrei dire la mia.
Io sono filo-Americano ma questo non significa che non accetti la mimima critica alle singole scelte politiche (quando è argomentata e non è preconcetto).

Quello che amo dell'America è anche questo: In America puoi bruciare una bandiera Americana, puoi fare un film come quello di Moore mentre i modelli politico-sociali che si sono posti nella Storia come alternativa a quello Americano hanno sempre cucito la bocca a chi dissentiva.

Detto questo mi permetto di dire che purtroppo di questi tempi chi critica gli USA è al 99% un sostenitore di uno di quei modelli (Comunismo o Integralismo) e quindi non lo amo particolarmente.
Non ho amato nemmeno il tuo paragone con la Francia (simbolo massimo del Socialismo cieco e viscido Europeo).

In Sintesi:
Cero che si può criticare (e non sono certo io a doverti autorizzare)... ma non ho capito cosa TU vuoi criticare :D

P.S: Se è la Politica Estera ed in particolare le scelte politiche post 11/9 credo però che non troverai grandissimi consensi in TV ;)

Ciao!

Federico ha detto...

Vi ringrazio di aver commentato questo post. Credo che l'argomento sia interessante e non vada lasciato al centrosinistra. Ho preferito perciò rispondervi con un post ulteriore piuttosto che qui.