L’attenzione di due amici di Tocque-Ville al mio interrogativo sulla criticabilità di Bush in un forum di centrodestra mi da modo di spiegare meglio il senso di questa discussione.
Robinik nel suo commento mi ha preannunciato la difficoltà a trovare consensi su questa tesi in TV. Io credo che questa dovrebbe essere una piazza di confronto e non un punto di raccolta di posizioni necessariamente condivise da tutti. Non m’interessa trovare consensi ma capire attraverso la discussione. Il mio post era volutamente provocatorio. All'amministrazione Bush si possono rimproverare tante cose ma il punto che mi premeva sollevare è: perché chi critica la Casa Bianca è tacciato di antiamericanismo? Non credo affatto che il 99% delle critiche che piovono su Bush provengano dagli antiamericani. Questo è un pregiudizio bello e buono. È esattamente quello stesso tipo di pregiudizio che, come mi fa notare Semplicemente liberale, impedisce agli antiamericani di valutare di volta in volta la bontà o meno del governo americano. Come si può ignorare tutto il malcontento che serpeggia negli Usa verso il loro presidente. Contesto questa visione della politica o di qua o di là che non porta ad approfondire proficuamente gli avvenimenti cui assistiamo. Perché chi resta scettico sull’intervento in Iraq è comunista, o tifava Saddam o, peggio ancora i terroristi? Una persona che stimo moltissimo come Vittorio Feltri all’indomani dell’attacco americano al regime bahtista disse che avrebbe contestato le legittimità di quell’intervento se non si fossero rinvenute le armi di distruzione di massa. Il punto non è dispiacersi per la caduta di Saddam, il punto è l’opportunità di far saltare in aria un equilibrio sicuramente deprecabile ma comunque stabile come quello irakeno. Non sono certo il solo ad avere dei dubbi sui legami tra Al-qaeda e Saddam. Il regime irakeno era uno dei più laici dei paesi islamici per quanto dittatoriale e violento. Se poi qualcuno si illude che gli Usa intervengano contro ogni governo non democratico allora spiegatemi cosa aspettiamo a far fuori la Corea del Nord – che ha sicuramente la bomba nucleare - o Cuba ed ogni paese dove non esiste non solo alcuna parvenza di democrazia me neppure il minimo rispetto per le libertà individuali. Il punto non è condividere o meno queste critiche ma riconoscere la razionalità di certe argomentazioni.
13 settembre 2005
12 settembre 2005
Si può criticare Bush su TocqueVille?
Perché criticare la politica estera degli Usa significa marciare contro questo grande Paese e fregarsene dell’11 settembre? Dopo il momento sacrosanto del ricordo mi sento di gettare quest’interrogativo nell’arena di ToqueVille non per contestare ma per comprendere meglio. Non sono un’analista impeccabile della politica internazionale ma mi sforzo di essere un osservatore obiettivo che valuta gli eventi formulando di volta in volta dei giudizi personali sulla base di quello che vede, ascolta, legge e cerca di capire. Della intellighenzia di sinistra non ho mai sopportato l’abitudine ai giudizi sommari, alle critiche prevenute, ai dogmi intoccabili e mi piacerebbe che da questa incapacità di confronto non fosse affetta questa community liberale. Mi piacerebbe che la Città dei Liberi fosse aperta ad un confronto anche duro su questi temi ma rispettoso della buona fede di posizioni differenti. Lasciando perdere gli antiamericani ante litteram esiste un universo di posizioni sensibili alle aspirazioni alla pace degli israeliani come a quelle all’autogoverno dei palestinesi. In Francia lo stesso ministro dell’interno, Sarkosky – di certo non tenero nei confronti del terrorismo – ha fatto presente la necessità di confrontarsi anche con l’Islam integralista. Insomma un Paese non si riassume in una politica estera ben precisa. Perché se critico Bush ho la necessità di sottolineare di non essere antiamericano? Non ci sono forse statunitensi che amano molto più di noi il loro Paese che hanno una legittima idea diversa di come bisognerebbe affrontare la questione orientale? Possiamo dire che anche loro se ne freghino dell’11 settembre? Credo di no.
QUALCUNO PARLI AI POLISTI DORMIENTI
Silvio ha ragione le due coalizioni al momento sono alla pari nel Paese. Se il centrosinistra ha dalla sua la vittoria nelle ultime competizioni elettorali, il centrodestra conserva pur sempre tutte le potenzialità che una forza di governo può esprimere risvegliando i voti dormienti di chi aspetta un grido di riscossa nella Cdl per rinnovare la propria fiducia a questa maggioranza. Siamo ancora in tempo per ribaltare le funeste previsioni che imperversano troppo superficialmente sui media è necessario però mettere subito in atto una strategia aggressiva di comunicazione politica e strategia elettorale per invertire nettamente la rotta e risvegliare gli entusiasmi di chi resta a casa piuttosto che votare a sinistra.
Vorrei capire la logica autoflaggelatoria che spinge altri esponenti del Polo a riconoscere la quasi ineluttabilità della vittoria del centrosinistra. Alle dichiarazioni “ottimistiche” di Casini si aggiungono ora anche gli altolà di La Russa che chiosa l’attendibilità dell’entusiasmo del premier. A questi signori qualcuno spieghi quanto sia controproducente continuare a dare per scontato un sorpasso che non è ancora avvenuto. Chi vuole fare veramente da pungolo per un centrodestra vincente batta il pugno sul tavolo nelle riunioni interne alla maggioranza per una spinta decisiva sui temi della campagna elettorale. Ben vengano le autocritiche di Renato Brunetta sulle concessioni eccessive ai burocrati dell’altra sponda. È questo quello che gli elettori vogliono. Un Polo nuovamente galvanizzato dalla voglia di riaffermarsi, da una nuova linfa di rinnovamento. Avanti tutta allora sulle riforme costituzionali, ben venga anche il proporzionale con sbarramento se è possibile. Bisogna chiudere ogni spazio agli avversari. Ribattere alle accuse più stupide e soprattutto sottolineare le iniziative legislative più importanti di questi anni. Parliamo degli ultimi dati Ocse, parliamo dell’ultima tendenza in crescita. Un Paese che svolta il proprio andamento economico è un Paese che ha avuto evidentemente un governo che negli ultimi anni ha lavorato bene, che ha pianificato una crescita nel lungo periodo con grandi investimenti strategici nelle infrastrutture. QUALCUNO PARLI PER PIACERE!
Vorrei capire la logica autoflaggelatoria che spinge altri esponenti del Polo a riconoscere la quasi ineluttabilità della vittoria del centrosinistra. Alle dichiarazioni “ottimistiche” di Casini si aggiungono ora anche gli altolà di La Russa che chiosa l’attendibilità dell’entusiasmo del premier. A questi signori qualcuno spieghi quanto sia controproducente continuare a dare per scontato un sorpasso che non è ancora avvenuto. Chi vuole fare veramente da pungolo per un centrodestra vincente batta il pugno sul tavolo nelle riunioni interne alla maggioranza per una spinta decisiva sui temi della campagna elettorale. Ben vengano le autocritiche di Renato Brunetta sulle concessioni eccessive ai burocrati dell’altra sponda. È questo quello che gli elettori vogliono. Un Polo nuovamente galvanizzato dalla voglia di riaffermarsi, da una nuova linfa di rinnovamento. Avanti tutta allora sulle riforme costituzionali, ben venga anche il proporzionale con sbarramento se è possibile. Bisogna chiudere ogni spazio agli avversari. Ribattere alle accuse più stupide e soprattutto sottolineare le iniziative legislative più importanti di questi anni. Parliamo degli ultimi dati Ocse, parliamo dell’ultima tendenza in crescita. Un Paese che svolta il proprio andamento economico è un Paese che ha avuto evidentemente un governo che negli ultimi anni ha lavorato bene, che ha pianificato una crescita nel lungo periodo con grandi investimenti strategici nelle infrastrutture. QUALCUNO PARLI PER PIACERE!
06 settembre 2005
Dimissioni Fazio: governo avanti tutta
Le divisioni nell’esecutivo davanti allo scandalo Bankitalia dimostrano ancora una volta la debolezza del nostro sistema di governo. Se Berlusconi avesse avuto le prerogative di un Blair,di uno Chirac o di uno Shroeder e quindi un corrispondente peso politico all’interno della coalizione che lo sostiene, probabilmente il governo si sarebbe espresso su Fazio con una voce sola risparmiando al centrodestra tutte le polemiche di queste settimane. La debolezza del nostro Paese, la credibilità così vulnerabile del nostro sistema sono anche legate alla bagarre che incidenti istituzionali come questo scatenano. Se si analizzano attentamente le reazioni del mondo politico all’apertura delle indagini sulle Opa Antonveneta e Bnl, si noterà come non soltanto le coalizioni si sono divise al loro interno ma gli stessi singoli esponenti dei partiti hanno cambiato idea nel volgersi anche di pochi giorni. Eppure sull’affaire Fazio non ci sarebbe molto da discutere oltre che come classico esempio di commistione tra affari e istituzioni. Rappresentando un organo di vigilanza il numero uno di Palazzo Koch non può avere alcuna scusante. La stessa difesa dell’italianità – che tra l’altro non rientrerebbe neppure nelle sue competenze – non può giustificare la familiarità eccessiva dei contatti con uno dei contendenti nelle scalate bancarie. Con che argomentazioni una forza come la Lega che da sempre cavalca la critica agli del centralismo romano ancora tergiversa a buttare Fazio giù dalla torre? Con che faccia l’inguaribile “fazioso” senatore Grillo persevera nel giustificare il suo amico? L’Unione sulla questione ha trovato una strategica unità di vedute prima del Polo. Certo alla maggioranza spettano responsabilità diverse ma perché offrire al professor compagno Romano Prodi un’arma in più per darci lezioni di trasparenza e decisionismo? A Prodi poi che ha sempre giustamente propugnato l’indipendenza delle Authority dal potere politico chiederei come può pretendere al tempo stesso un’azione diretta del governo? Nei fatti l’esecutivo sta ponendo in essere tutti i meccanismi normativi a disposizione per rimuovere questo fanatico ciociaro dalla poltrona ma ora sarebbe il momento che Silvio invitasse apertamente Fazio alla dimissioni.
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